LA FILOSOFIA
di Renato Nicodemo
Oggidì solo i criminali osano nuocere al prossimo senza
filosofia (Musil)
Ci
fu chi disse che l’Italia era un paese di santi, poeti,
navigatori. Mancavano i filosofi.
A ben vedere Bertrand Russel nella sua Storia della
Filosofia occidentale ignora Rosmini, Vico, Ardigò, Croce,
Gentile, limitandosi a citare solo Parmenide, Tommaso d’Aquino,
Machiavelli e Galileo.
Un riscatto dunque s’imponeva. Ed ecco che è venuta la moda
della filosofia. Da todos caballeros gli Italiani aspirano
ad essere todos filosofos.
E’ bastato a qualcuno scrivere un libretto di oscure
stupidaggini per essere iscritto a pieno titolo all’albo
dell’inclita genia.
Non c’è poi un progetto o un oggetto che non abbia un a sua
filosofia. C’è la filosofia del mangiare o del digiunare,
delle vacanze, dello sport, del vestire, del taglio dei
capelli. Mi dicono che c’è anche la filosofia della scarpa.
Chissà se quelle che calzo sono idealistiche o
positivistiche.
E per sostenere questo impegno non c’era altra via che
quella di caricare il mulo, e cioè la scuola che, è noto, si
fa carico di tutti i problemi dei giovani. Così, ad esempio,
se un ragazzo ingravida la fidanzatina è la scuola ad
educarlo sessualmente, se un altro va a sbattere col
motorino contro un palo è sempre la scuola a provvedere con
l’educazione stradale, se uno ruba c’è l’educazione alla
legalità, se un altro accoltella l’amico c’è l’educazione
alla convivenza civile e se c’è, come ha scritto Marco
Lodoli, (Il silenzio dei miei studenti che non sanno
ragionare) un genocidio delle intelligenze adolescenti,
dovuto a suo dire dalla televisione che li introna, dalla
pubblicità che presenta miti bugiardi e promette felicità a
buon mercato, e da mille sirene che cantano a squarciagola,
c’è sempre la scuola, questa volta con la filosofia (cf M.
Lipman, Philosophy for Children) e alcune associazioni
regionali “AMICA SOFIA”.
E così la scuola deve occuparsi anche di filosofia, non già
in alcuni istituti superiori, come ha fatto finora, ma fin
dalle scuole dell’infanzia. Sì, avete capito bene, fin dalle
scuole infantili. Il suo compito non è più insegnare a
leggere, scrivere e far di conto ma, udite udite, avviare il
pupo a “pensare il suo pensiero”; per cui non bisogna
insegnare filosofia ma a fare filosofia. In altri termini,
il bimbo deve essere avviato a considerare le sue lallazioni
“esodo dalla palingenetica obliterazione dell’io vivente e
dell’inconscio che s’infuturano nell’archetipo prototipo
dell’antroporfismo universale”.
A questo punto chi scrive non può che allargare le braccia
di fronte agli effetti della legge che eliminò i manicomi e
riportare una battuta sentita in un film di Gassman. Questi,
dopo avere spiegato al suo amico che quando stava con la
fidanzata non erano due persone ma una sola: l’amore! E dopo
che l’amico, estasiato, gli disse che stava facendo della
filosofia, rispose: “Appunto, è la filosofia del c…”.