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L'angolo del Dirigente |
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I DIVERSAMENTE ABILI
Le parole sono la più potente droga
del genere umano
(Kipling)
Quel
grande attore che fu Tino Scotti reclamizzava un noto
confetto lassativo col motto :”Basta la parola”.
Nel nostro pittoresco paese si crede da sempre di cambiare
la realtà cambiando le parole.
Così, ad esempio, gli spazzini son diventati operatori
ecologici, i sacrestani operatori liturgici, i bidelli
collaboratori scolastici, i carcerati reclusi, le cameriere
colf, i pederasti diversi; i paesi che muoiono di fame son
definiti paesi in via di sviluppo e gli studenti invece di
venir bocciati sono non ammessi alla classe successiva.
Sulla Gazzetta Ufficiale di alcuni anni fa venne bandito
dall’Amministrazione delle Poste un concorso per operatori
d’esercizio, alias fattorini!
Ma il nominalismo si è accanito maggiormente là dove la
sorte è stata più crudele: sui minorati fisici e psichici.
Si incominciò col chiamare non vedenti i ciechi ed non
udenti i sordi, si continuò col definire tutti i disabili,
quale che fosse la minorazione, portatori di handicap (
specie di sherpa nostrani), quindi persone in situazione di
handicap ed, infine, diversamente abili.
La litote, si sa, come l’eufemismo, è la vaselina del
pensiero: anche chi scrive ne fa uso e si dichiara
diversamente giovane!
A quando i contadini saranno chiamati scultori della terra
ed i calzolai chirurghi della locomozione?
Gli infermieri, da parte loro, son detti da parecchio
paramedici.
Ho letto di un contadino siciliano che trovandosi in
ospedale davanti ad una persona in camice bianco esclamò:”
Chiddu para medicu, ma nun è”.
Renato Nicodemo
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